Recensione: Le confessioni del cuore di Colleen Hoover

Le confessioni del cuore

Colleen Hoover

Leggereditore

2015

Trama:

A soli venti anni, Auburn Mason ha paura di aver perso ciò che aveva di più importante. Malgrado il dolore, le resta la voglia di lottare per rimettere sulla giusta strada un destino che sembra sfuggirle dalle mani, ma questa volta non dovrà esserci più spazio per errori e debolezze, tantomeno per l’amore.
Owen Gentry è l’enigmatico artista proprietario dello studio d’arte di Dallas presso cui Auburn ha trovato lavoro. È un giovane brillante, di talento, verso il quale Auburn sente fin da subito di provare un’attrazione speciale. A quanto pare, la vita le sta regalando un’altra occasione per lasciarsi andare e ascoltare il proprio cuore. Eppure c’è qualcosa che rischia di minacciare la ritrovata felicità, un segreto che Owen vorrebbe relegare nel proprio passato ma che torna prepotentemente a galla. Owen sa che l’unico modo per non perdere Auburn è condividere con lei ogni aspetto della sua vita, ma la verità, come le opere d’arte, si presta a interpretazioni contrastanti, e una confessione, talvolta, può essere più distruttiva di una menzogna…

Recensione Spoiler Free:

Le confessioni del cuore, come Forse un giorno della stessa autrice fonde la scrittura con un altro tipo di arte, nel caso di Forse un giorno si tratta di musica, ne Le confessioni del cuore di pittura. In quest’ultimo romanzo, infatti, il protagonista Owen realizza dipinti ispirati a confessioni lasciate alla sua porta dagli abitanti di Dallas  e, sparsi per il libro, ne troviamo raffigurati alcuni esempi. È stato sorprendente apprendere che le confessioni nel romanzo, da cui nascono i quadri, dovrebbero essere tutte vere.

Mi somiglia. Una solitaria, una pensatrice, un’artista della sua vita. E sembra aver paura che, avvicinandomi troppo, possa alterare la sua tela. Non deve preoccuparsi. Il sentimento è reciproco.

È una premessa che mi ha intrigato moltissimo e certamente avrei voglia di visitare la galleria di Owen, ma ben presto mi è parso chiaro che questo fosse l’unico vero dettaglio originale del romanzo, che fa forte affidamento sui soliti cliché dei New Adult e in particolare, dei tipici elementi che CoHo inserisce in un romanzo. Ok, mi sembra il caso di chiarire a questo punto che a me Colleen Hoover piace come scrittrice: ha uno stile scorrevole e piacevole, riesce sempre a far empatizzare con i propri personaggi e i suoi libri sono praticamente una droga. Ha anche scritto uno dei miei romanzi preferiti, il già citato Forse un giorno. Ma è innegabile che, molto spesso, nei suoi libri si ripete. Se volete, possiamo stilare una lista:

  • Personaggi con un passato tragico, in qualche caso proprio traumatico.
  • Protagonisti che sono colti da una passione sfrenata l’uno per l’altra in poche pagine.
  • Il loro passato è in qualche modo un ostacolo per la relazione tra i due protagonisti.
  • E poi c’è un altro ostacolo, di natura esterna questa volta, di solito nella forma di conoscente/parente/fidanzato/amico di uno dei due protagonisti.

Non è che io abbia qualcosa contro l’usare una formula nei propri romanzi di per sé, è chiaro che se è così usata è perché funziona. Ma è innegabile che, dopo averla vista migliaia di volte uguale a se stessa, è un po’ difficile non notarla e non esserne annoiati. Se poi in questo quadro aggiungiamo protagonisti poco carismatici, in particolare Auburn, che è insopportabile nella sua assenza di caratteristiche distintive e una relazione poco credibile (neanche tu puoi vendere un tale livello di instalove, Colleen), il risultato è un romanzo mediocre. Poco originale, svogliato e dimenticabile. Per me, non ci siamo.

Voto:

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