Recensione: La Ragazza di Prima di JP Delaney

La Ragazza di Prima

JP Delaney

Mondadori

2017

Trama:

La casa a Folgate Street, civico 1, Londra, è una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l’avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi. Design minimalista di pietra chiara, lastre di vetro insonorizzate e sensibili alla luce, soffitti immensi. Nessun soprammobile, niente armadi, niente cornici alle finestre, nessun interruttore, nessuna presa elettrica. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Un casa che ha delle sue regole e che chi vi abita deve rispettare. Una serie di regole volte a plasmare l’inquilino.

Quando Jane vi si trasferisce resta affascinata non solo dalla casa, ma dal suo architetto: Edward Monkford, riservato, misterioso e bellissimo. Ma la casa era già stata abitata prima. Da una ragazza della sua stessa età. Anche lei non insensibile al fascino di Edward.

Una ragazza che tre anni fa è morta. In quella stessa casa.

Recensione Spoiler Free:

La Ragazza di Prima vuole essere un racconto misterioso e carico di atmosfera, in cui una casa con un passato oscuro si erge a protagonista della storia, avvolgendo i personaggi e le vicende in una nube di suspense e orrore. E dico vuole essere, perché per quanto mi riguarda manca quasi del tutto l’obiettivo. Di fatto, la prima metà del romanzo è completamente incentrata nel creare quest’aura intorno all’abitazione a Folgate Street, ma qualcosa, nel libro, non ha funzionato, perché non solo le descrizioni non sono interessanti, ma, anzi, si ripresentano fin troppo simili tra di loro. Il tutto finisce per trasformarsi in una lunga, dettagliata conversazione sullo stile architettonico di Edward e su come questo si incastra e scaturisce dal suo essere un maniaco del controllo. Che magari detto così sembra anche interessante, ma vi assicuro che dopo 150 pagine comincia ad essere piuttosto ripetitivo.

3. Sei coinvolto in un incidente stradale verificatosi per colpa tua, cosa di cui sei consapevole. La persona alla guida dell’altra auto è confusa e ha l’impressione di essere stata lei a causare lo scontro. Alla polizia dici che è stata colpa sua o tua?

Colpa sua

Colpa tua

E poi c’è il secondo motivo per cui questo libro mi ha lasciato un po’ meh: i personaggi. Edward Monkford, architetto brillante e genio, bellissimo, ma dalla personalità inquietante sa di già visto. Emma e Jane, sono fin troppo simili tra di loro, e da donna, il fatto che ignorino beatamente tutti i campanelli d’allarme (che sono tanti) mi ha fatto roteare gli occhi più di una volta. D’altronde, la doppia prospettiva non funziona: le due storie il cui parallelismo vorrebbe essere inquietante finisce per essere (indovinate un po’?) ripetitivo, perché le protagoniste non hanno una personalità abbastanza spiccata e diversa l’una dall’altra per far dimenticare al lettore di star leggendo, in sostanza, due volte lo stesso avvenimento.

È questo che ho capito vivendo a Folgate Street. Puoi semplificare l’ambiente circostante, rendendolo il più austero e sobrio possibile, ma ha poca importanza se il disordine è dentro di te. E non è questo che tutti cercano, qualcuno che si prenda cura di noi e che si occupi di fare ordine dentro le nostre teste?

E forse avrei potuto perdonargli tutto questo, se non fosse che durante la lettura non ho provato alcuna voglia di risolvere il mistero, seppellita com’ero dalla noia per le ripetizioni. Certo, La Ragazza di Prima ha un paio di twists interessanti, ma in verità la direzione degli eventi non è poi così impossibile da indovinare. Ero molto intrigata dall’idea del romanzo, ma l’esecuzione non mi ha convinta.

Voto:

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