Recensione: I colori dopo il bianco di Nicola Lecca

I Colori Dopo il Bianco

Nicola Lecca

Mondadori

2017

Trama:

Staccarsi dal passato farà male? Silke ancora non lo sa, ma è stanca di Innsbruck: una città gelida e perfetta in cui il destino, ostaggio dell’abitudine, domato dalla disciplina e ammansito dalla ricchezza, se ne sta quasi sempre in letargo. Per vivere a pieno sceglie Marsiglia. Ha voglia di novità, di mare e di colori, e non importa se tutto questo comporterà mille sfide: Silke è finalmente pronta ad affrontarle. Fin dal primo istante, Marsiglia coinvolgerà Silke nel suo alveare di esistenze complicate, curandola dalla solitudine e accogliendola con una moltitudine che turba e spaventa, rallegra e commuove. Nel fitto reticolato delle stradine marsigliesi, Silke si incontrerà col mondo e si renderà conto che ogni labirinto può trasformarsi in un gioco: un rompicapo da risolvere per dimostrare di essere all’altezza della vita.

Recensione Spoiler Free:

I colori dopo il bianco è un romanzo di formazione in cui siamo spettatori della crescita, delle sfide e della lotta all’indipendenza di Silke, la giovane donna che è la nostra protagonista. Silke è un personaggio incredibilmente silenzioso, un’osservatrice più che qualcuno pronto all’azione, incline alla riflessione più che alla parola. D’altronde, nel romanzo, i dialoghi sono ridotti all’osso e a prendere il posto principale sono le descrizioni, in un vero e proprio assalto ai sensi. Difatti, l’impressione che mi è giunta è quella che le vere protagoniste del romanzo fossero Innsbruck e Marsiglia, che sembrano quasi rappresentare una metafora del viaggio interiore, e non solo quello fisico, di Silke. Perfettamente ordinata, rigida e ligia alle regole e al decoro l’una, caotica, rumorosa e spontanea l’altra. Innsbruck dominata dal bianco, Marsiglia rispendente di un caleidoscopio di colori.

Io, invece, l’opinione degli altri l’ho sempre subita come un castigo. Da bambina ovunque mi trovassi, avevo la sensazione di essere osservata. Mi sembrava che fossero tutti lì, nascosti: pronti ad applaudirmi o contestarmi. Succedeva ovunque: perfino sotto la doccia.

A Marsiglia, invece, tutto passa inosservato. Me ne sono resa conto fin da subito, all’aeroporto: davanti al nastro trasportatore dei bagagli. Attorno a me c’era talmente tanta vita che Innsbruck, al confronto, mi è sembrata morta. Allora, ho avuto paura.

E mentre la nostra protagonista esplora Marsiglia, tra mille sapori, viste mozzafiato, atteggiamenti sguaiati e odori penetranti, scoprirà che la libertà, agognata nella vita precedente che le stava stretta, comporta tanto coraggio quanto non ne ha mai dimostrato. Scoprirà che il mondo è molto più grande, diverso e ricco, di quanto pensasse. Scoprirà che per capirlo bisogna avventurarsi al di fuori dei confini della propria città natia e che la vita e le difficoltà vanno affrontate con tenacia, allo stesso modo in cui scoprire se stessi e crescere implica essere disposti a spogliarsi degli atteggiamenti e dei modi di pensare che ci sono stati imposti e trovare quelli che si addicono a noi.

Mi è piaciuto molto lo stile di Lecca, che si muove su un equilibrio perfetto, senza mai dare troppo poco e, sopratutto, senza mai strafare. Non è un modo di scrivere forzato, alla costante (e per me, insofferente) ricerca del poetico, ma che impressiona per la sua naturale vividezza. L’autore è davvero bravissimo, secondo me, a far percepire l’atmosfera, quasi le vibrazioni dell’ambientazione, a cogliere l’anima delle città che descrive.

Ladri e prostitute l’avevano sempre spaventata. Ora, invece, si erano trasformati negli eroi buoni di una favola capovolta in cui le Madonne tristi fanno i dispetti, e i cattivi si precipitano a soccorrere i bisognosi.

I colori dopo il bianco è un romanzo di formazione che ha certamente molto da dire, che vive di contrasti e descrizioni. Peccato che il tutto mi sia sembrato troppo breve. Troppo breve è il tempo che passiamo con i personaggi per riuscire a sentirli tridimensionali, troppo breve è la storia per riuscire a entrare davvero dentro. Troppo breve è il romanzo in sé, che se anche giunge indubbiamente a una conclusione di un arco, lascia il lettore con un vago senso di insoddisfazione.

Voto:

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