Recensione: Distorted Fables di Deborah Simeone

Distorted Fables

Deborah Simeone

Mondadori

2017

Trama:

Che sia chiaro: la protagonista di questa storia non è la solita principessa delle fiabe. Non è né magra né alta, e neppure bella da far girare la testa. E poi con la gente è spesso intrattabile, dura e spigolosa, proprio come il suo nome, Rebecca. Per lei non ci sono castelli incantati, fatine o scarpette di cristallo, ma un monolocale umido in un condominio chiassoso, e lunghe serate passate in solitudine a guardare serie tv, con in grembo un gatto birmano e nella testa una valchiria-grillo parlante che la sprona a non darsi mai per vinta. Le cose cambiano, però, il giorno in cui Rebecca inizia a lavorare come portinaia in un bel palazzo nel centro di Milano. Qui, nonostante la sua avversione per i rapporti umani, la sua vita si intreccia con quella di alcuni condomini: un settantenne stravagante, ostinatamente aggrappato al ricordo della moglie, una giovane donna devota a un marito che la tradisce neanche tanto di nascosto e una ragazza stregata da un uomo freddo e calcolatore. Tutte fiabe d’amore, e tutte imperfette, come imperfetta è la vita di Rebecca, che ha smesso di credere al “vissero per sempre felici e contenti” nell’istante in cui il suo principe azzurro, anziché salvarla e poi giurarle amore eterno, l’ha mollata senza troppe spiegazioni a un binario della stazione. Ma chissà che Rebecca non scopra, anche grazie ai suoi nuovi amici, che proprio nell’imperfezione si nasconde il segreto per trovare qualche momento di vera felicità…

Recensione Spoiler Free:

Distorted Fables è in tutto e per tutto un viaggio nella testa di Rebecca, giovane donna piena di spigoli, disillusa e con una leggera misantropia. L’intero libro è tenuto insieme dalla personalità burbera, ma simpatica (come è definita nel libro) della protagonista e il tutto funzionerà o meno per voi a seconda che riesca a farvi venire voglia di seguirla nelle sue disavventure. Nella mia modesta opinione, comunque, è un personaggio che funziona perfettamente. Sarcastica, cinica e non troppo a suo agio nel mondo, e nelle convenzioni social e sociali, è davvero divertente e perfino carismatica. Penso, poi, che il percorso attraverso cui la Simeone svela il suo carattere e la fa crescere sia uno che sarà familiare per molti. L’autrice ha reso la possibilità di immedesimarsi in Rebecca a portata di mano del lettore, indifferentemente dal suo passato o dal suo carattere. Sopratutto se non gli è del tutto estranea una stagionale allergia all’umanità. Allo stesso tempo e purtroppo, i restanti personaggi mancano della complessità della protagonista e avrebbero necessitato di una caratterizzazione più approfondita.

Ah, che bello sarebbe stato essere una di quelle persone che pensano “ce la farò sicuramente”. Magari un giorno, il trenta febbraio, avrei provato pure io l’ebrezza dell’ottimismo.

Il romanzo non ha una trama particolarmente intricata ed effettivamente non è pieno di avvenimenti, nonostante ciò mantiene un buon ritmo e non finisce mai per annoiare, aiutato sopratutto dal tono scanzonato e divertente. Penso che i dialoghi siano l’unica cosa che di tanto in tanto mi hanno dato l’impressione di essere leggermente forzati. La situazione non era aiutata da Crimilde, selvaggia e forte valchiria che “alloggia” nella testa della protagonista, e che con i suoi interventi finiva per distrarmi da dialoghi che già non sentivo come fluidi. Mi è piaciuta, però, l’idea generale di inserire delle note fantasy in un contesto puramente contemporary, sopratutto perché la Simeone si cura di lasciare il confine piuttosto ambiguo.

Mi raddrizzerai la schiena e mi alzerai il mento con un dito, dicendomi che si vive per se stessi, che si è qualcuno pure senza l’altro.

Mi dirai che se voglio salvarmi non devo aspettare nessuna scialuppa di salvataggio, ma di incominciare a nuotare.

In conclusione, quello di Deborah Simeone è un buon esordio, semplice, pulito e umile, nel miglior senso della parola. Un esordio di qualcuno che si approccia alla scrittura dal lato giusto. Scrivendo della propria visione della vita. Di quello che si è visto ed imparato, di quello in cui si crede e di quello che piace e che piace meno, ma sempre, sempre con passione e ironia. E si vede, a ogni pagina.

Voto:

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