Recensione: Diabolic di S.J. Kincaid

Diabolic (Diabolic #1)

S.J. Kincaid

Mondadori

2017

Trama:

Un diabolic non conosce la pietà. Un diabolic è potente. Un diabolic ha un solo compito: proteggere la persona per la quale è stato creato. E per farlo è disposto a tutto. Per Nemesis questa persona è Sidonia, unica erede del senatore von Impyrean, noto in tutta la galassia per i suoi contrasti con l’Imperatore. Anche se sono cresciute insieme, l’una accanto all’altra, il loro non è un rapporto tra pari. Nemesis, se necessario, darebbe la vita per Sidonia. E non esiterebbe a eliminare chiunque ne mettesse in pericolo la sicurezza. Sidonia, infatti, è tutto il suo universo. Senza di lei, la diabolic non avrebbe ragione di esistere. Perciò quando l’Imperatore della galassia, uomo crudele e assetato di potere, convoca Sidonia a corte con l’intento di prenderla in ostaggio e colpire così il padre ribelle, a Nemesis non resta che una soluzione per proteggerla: sostituirsi a lei e partire alla volta del palazzo imperiale. Una volta lì, mentre l’incombere della ribellione inizia a far tremare l’Impero, Nemesis si ritrova catapultata in un mondo di individui ambigui e corrotti, e scopre così in sé un’umanità ben più profonda di quella trovata tra i cosiddetti esseri umani. Ciò che ancora non sa è che proprio questa potrebbe essere la chiave per salvare se stessa e forse anche l’Impero…

La serie:

  1. Diabolic
  2. The Empress (ancora inedito)
  3. Untitled

Recensione Spoiler Free:

Diabolic ha fatto centro con me già dalla sua premessa. Nel romanzo seguiamo una protagonista incapace di provare sentimenti, un’arma creata appositamente per proteggere un’unica persona. Fin dall’inizio immaginavo che ciò avrebbe potuto portare a sviluppi particolarmente interessanti, con un potenziale di crescita per la protagonista praticamente infinito. Ero attratta dalla probabile eventualità che lungo il suo percorso, Nemesis avrebbe finito per domandarsi: “cosa davvero rende umani?”, ed ero più che intrigata dalle possibili ramificazioni.

“L’imperatore vuole che mandi al macello la mia innocente agnellina. No. Al suo posto manderò il mio anaconda.”

Ma, anche aspettandomi che Diabolic mi sarebbe piaciuto per tutte queste ragioni, ne sono rimasta comunque colpita. Innanzitutto, i personaggi sono tutti meravigliosamente grigi. Devono continuamente scendere a compressi, mettersi in discussione e accettare le conseguenze delle loro scelte. E spesso le conseguenze sono incredibilmente pesanti. Nemesis, poi, è stata un’ottima protagonista. All’inizio del libro è introdotta come fredda, letale e dalla maturità emotiva a dir poco inesistente, legata esclusivamente a Sidonia. Man mano che la storia evolve, però, le relazione che instaura, le osservazioni sulla società che la circonda e una certa introspezione, finiscono per influenzarla profondamente, creando un buon arco per il suo personaggio. Di fatto, mentre Nemesis comincia a porsi delle domande e a mettere in dubbio il suo stato di non-umano, scopre lati di sé del tutto inaspettati. Il lettore e Nemesis stessa, intuiscono che forse non è la più intelligente tra i personaggi che popolano Diabolic ed è anche molto impulsiva, ma allo stesso tempo c’è in lei un che di coraggioso, leale e compassionevole.

Era quello il mio nuovo significato, il mio nuovo scopo, e rendeva la mia vita degna di essere vissuta.

Un altro grande punto a favore del romanzo è l’abbondanza di intrighi politici. È anche ricco d’azione, come ci si aspetta da uno young adult, ma la politica assume un ruolo principale. I personaggi in questo libro sono intelligenti, e intendo sul serio intelligenti. Programmano le loro mosse dieci passi avanti agli altri, al fine di ottenere, o mantenere, il potere. I sotterfugi  e i complotti che da tutto ciò nascono sono stati tra i miei aspetti preferiti.

Anche l’elemento sci-fi mi è stato molto gradito, ma sapete che sono un’amante del genere. Non credo che il world-building sia stato del tutto esaustivo, ma d’altronde è normale in un primo volume in una serie, e sono speranzosa di vederlo espandere nei prossimi libri della saga. Anche lo stile della Kincaid si piazza piuttosto nella media per uno young adult: piacevole, scorrevole, ma nulla di eclatante.

A volte sembrava che fossimo due stelle binarie che si girano attorno ma non si incontrano mai, sempre su orbite diverse.

Sicuramente i punti di forza del libro sono i personaggi e la trama politically-heavy. Non vi mentirò: c’è anche un leggero instalove, ma ero talmente catturata dal vortice degli eventi e dall’atmosfera del libro che non mi ha disturbato più di tanto. Veramente consigliato.

Voto:

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