Recensione: Cress di Marissa Meyer

Cress (Cronache Lunari #3)

Marissa Meyer

Mondadori

2016

Serie:

Cinder è il primo volume delle Cronache Lunari ed è una rivisitazione in chiave sci-fi della favola di Cenerentola (qui la recensione). Gli altri romanzi sono incentrati sulle fiabe di Cappuccetto Rosso (Scarlet) di cui qui potete trovare la mia recensione, Raperonzolo (Cress) e Biancaneve (Winter). In più ci sono un prequel, Fairest e una raccolta di novelle, Stars Above. In Italia sono stati pubblicati: Cinder, Scarlet, Cress e Winter.

Trama:

Cress ha solo sedici anni e per gran parte della sua vita ha vissuto prigioniera o, come preferisce dire lei, “damigella in difficoltà” su un satellite in orbita nello spazio, dove gli unici contatti con l’esterno sono avvenuti tramite Internet. Ed è proprio attraverso la Rete che viene contattata dalla Rampion, la nave spaziale del capitano Carswell Thorne, sulla quale viaggiano anche Cinder, Scarlet e Wolf. Cress, infatti, negli anni di isolamento forzato è diventata una hacker eccezionale, e proprio per questo motivo pare l’unica speranza per mettere in atto il piano di Cinder e sconfiggere una volta per tutte la regina Levana e il suo terribile esercito prima che invadano la Terra. Per farlo, però, Cinder e i suoi devono prima di tutto liberare Cress. Peccato che, una volta approdati sul satellite in cui è imprigionata, il piano non vada esattamente come previsto.

Recensione SPOILER FREE:

Vi è mai capitato di avere la strana certezza che un libro vi piacerà, anche se non avete ancora letto mezzo rigo? È quello che mi è successo con Cress, ma in verità con l’intera saga delle Cronache Lunari. Capita che certe volte le aspettative vengano deluse, ma, fortunatamente, non è questo il caso, perché più vado avanti nella serie, più mi sorprendo di quanto effettivamente mi piaccia. È affascinante e coinvolgente, con un ritmo in crescendo che sembra catturare il lettore in una morsa sempre più stretta, fin quando non è letteralmente incapace di staccare gli occhi dalla pagina e se stesso dalla storia.

Cress sembra seguire questo schema, con una partenza un po’ lenta, incentrata sui personaggi e su vicende che sono più che altro strumentali allo sviluppo dell’azione vera e propria, che è concentrata, invece, nella seconda metà del romanzo.

“Capitano” sussurrò. “Credo di essermi innamorata di te.”

“Ti ci sono voluti due giorni per rendertene conto? Questo significa che sto perdendo colpi.”

Ancora una volta, i personaggi sono un punto di forza del romanzo e in questo libro fanno un salto di qualità. Infatti, le personalità di quelli che già conoscevamo assumono toni più marcati e decisi e allo stesso tempo ce ne vengono presentati di nuovi particolarmente interessanti. Sicuramente Cress è tra questi, che con la sua ingenuità e il suo entusiasmo così spontaneo mi ha suscitato una rara tenerezza. Inoltre, le sue interazioni con Thorne sono particolarmente divertenti e rallegrano il tono un po’ dark che la serie ogni tanto assume.

Benché fossero separati da due schermi e vaste distese vuote, Cress percepiva il legame che si stava stabilendo tra loro attraverso quello sguardo. Un legame che non poteva essere spezzato. I loro occhi si erano incontrati per la prima volta e, dall’espressione di puro sbigottimento dipinta sul volto di Carswell, capì che anche lui provava la stessa cosa.

“Sacre picche!” esclamò Carswell Thorne tirando giù i piedi e protendendosi in avanti per esaminarla più da vicino. “Quelli sono tutti… capelli?”

Una cosa che apprezzo moltissimo è che l’evoluzione dei personaggi non è mai lasciata al caso ed è sempre frutto degli eventi che vivono, ed è per questo che finiscono per convincermi sempre di più individualmente che nelle storie d’amore in cui si ritrovano coinvolti.

“Capitano?”

“Si?”

“Pensi che sia stato il destino a farci incontrare?”

Lui strizzò gli occhi, e dopo averci pensato un momento, scosse la testa. “No. Sono piuttosto sicuro che sia stata Cinder.”

Marissa Meyer è, inoltre, senza dubbio un genio nell’intrecciare le diverse storyline, facendo in modo che procedano individualmente ma verso una stessa direzione, lasciando il lettore ansioso di capire come tutto si legherà alla trama principale. È semplicemente meraviglioso osservare come si intersecano non solo all’interno del romanzo, ma di tutta la serie, e vedere man mano i tasselli del puzzle andare al proprio posto, formando un quadro generale, che, sospetto, sarà possibile vedere nella sua interezza solo nel capitolo finale della saga.

Un’altra delle cose che più ho amato di Cress e di tutta la serie in generale è il worldbuilding. Troppo spesso trascurato, per me fa da fondamenta a qualsiasi storia. Se incerto e traballante, tutto il resto crolla. Non bisogna mai dimenticarsi che leggendo si finisce inevitabilmente per essere trasportati in un altro mondo, e che se i suoi contorni sono sfumati e particolarmente difficili da cogliere, l’esperienza perde la sua magia. La Meyer, invece, non si lascia certo sfuggire le potenzialità offerte dallo scenario futuristico da lei creato. In ogni romanzo, è, infatti, esplorata una nuova parte dell’universo delle Cronache Lunari, della sua storia e delle sue tradizioni. L’autrice trova il modo di incorporare questi elementi nei suoi libri senza mai annoiare, ma anzi sembra quasi invitare il lettore a esplorare questa sua realtà, a sentirne gli odori, a toccare con mano le nuove meraviglie tecnologiche e a farsi coinvolgere dai giochi politici.

Cress mi ha letteralmente lasciata agonizzante per il prossimo capitolo della saga. Credetemi quando vi dico Marissa Meyer sa esattamente come scrivere un continuo in una serie.

Voto:

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