Meet the Author: Cassandra Clare & Holly Black a Firenze

Sabato 22 Luglio mi sono recata a Firenze per l’incontro e il firmacopie con Cassandra Clare e Holly Black. L’incontro era fissato per 15:30 e messo piede fuori dal treno alle 14 circa, mi è parso subito chiaro che Firenze fosse in piena attività per le prove generali della Dannazione Eterna. Superata una sfilza di turisti accampati sotto Palazzo Strozzi, perfettamente calati nella parte di anime tormentate nell’Inferno, sono finalmente giunta sul luogo dell’incontro, e non mi restava che aspettare. Verso le 15 hanno aperto le porte tra urla di giubilo varie (immagino per la possibilità di raggiungere l’aria condizionata) e ci siamo potuti sedere e godere un po’ di tregua dall’ira del Signore.

Poco dopo, Cassie e Holly sono salite sul palco, accolte da fragorosi applausi, insieme alle ragazze di Shadowhunters.it, che hanno fatto da mediatrici. Mi sento di aggiungere che, secondo me, è stata proprio una buona idea, scegliere per questo ruolo delle fan, che conoscono bene sia la saga che l’inglese. Il tempo di un saluto dolcissimo da parte di Cassie in italiano in cui ha ringraziato i fan italiani per la loro lealtà, e di Holly, che si è scusata per la sua incapacità con le lingue e sono subito iniziate le domande. Penso che fosse molto chiaro dalla chimica tra le due scrittrici che c’è un profondo rispetto e affetto reciproco, Holly era poi sempre pronta a fare una battuta su qualunque cosa detta da Cassandra, che pure non si lasciava sfuggire l’occasione di ribattere scherzosamente alla collega.

Sono state entrambe molto carine, comprensive e disponibili e mi sembra che abbiano apprezzato l’entusiasmo dimostrato, sopratutto dalla componente più giovane, dai presenti. Anche le ragazze di Shadowhunters.it, visibilmente emozionate (non penso sia facile parlare davanti a così tante persone con affianco due scrittrici famose), sono presto entrate nel ritmo della conversazione e tra una risata, una traduzione e un’incomprensione se la sono cavata benissimo.

Vi riporto qui il Q&A con le due autrici, anche se sono sicura avrete già spulciato internet alla ricerca di tutte le news:

Q: Voi due lavorate ad una serie insieme, Magisterium. Come funziona la vostra collaborazione? E come sta andando la stesura dell’ultimo romanzo?

C: Io scrivo sia da sola che con alcuni amici, ed è bello avere il controllo del mondo e dei personaggi, ma anche condividere sia un mondo che i personaggi che lo abitano con qualcun altro.

H: Attualmente stiamo lavorando al quinto romanzo della serie Magisterium. E sta andando piuttosto bene, no?

C: Certo. Sta andando piuttosto bene.

H: È sempre bello arrivare all’ultimo libro, in cui tutto deve trovare una soluzione. In realtà, noi abbiamo un metodo piuttosto strano. Ci sediamo e una di noi scrive, diciamo, quattrocento parole e poi passa il computer all’altra. Che riscrive su quel pezzo. Nel caso di Cassie, allungandolo. Nel mio, facendolo più corto.

Q: Voi scrivete insieme, ma anche con altri autori. Le due esperienze quanto sono simili o diverse?

C. Ogni autore ha il proprio stile. Io e Holly abbiamo il nostro metodo, ma io ho anche scritto Le Cronache di Magnus Bane con Sarah, che è proprio lì, seduta in prima fila. In quel caso è stato diverso perché stavamo scrivendo del mondo degli Shadowhunters, che io avevo già creato, quindi il problema era più creare una voce che fosse giusta per quel mondo. Nel caso mio e di Holly si tratta di creare la voce di un solo personaggio, Call. Quindi direi molto diverso.

H: Per me ogni collaborazione è stata molto diversa. L’altra mia grande collaborazione è stata con Tony DiTerlizzi per Le Cronache di Spiderwick, e in quel caso è stato diverso perché decidevamo la storia insieme e poi io scrivevo e lui disegnava. Quindi questa collaborazione, molto intima su ogni frase, con Cassie è molto diversa. Ed è fantastico perché posso scaricare tutta la responsabilità su di lei.

Q: Come funzionano i ritiri con gli altri scrittori? Cosa fate quando vi incontrate e scrivete insieme?

C: Holly e io siamo in ritiro per scrivere proprio in questo momento, insieme a Sarah, in Umbria. Ed è perfetto perché hai altri scrittori ad assicurarsi che tu stia effettivamente scrivendo, e non facendo qualcos’altro. Per esempio, con Sarah, ogni giorno che scrive guardiamo un k-drama con lei, per ricompensa.

(segue un piccola conversazione anche con Sarah, in cui si viene a sapere che la scrittrice ha già visto il drama coreano in questione e che la vera ricompensa è guardare le facce che Holly e Cassie fanno durante la visione)

Q: Non so in quanti ci seguono su Twitter o in pagina, ma abbiamo avuto la possibilità di leggere in anteprima The Eldest Curses *penso che le ragazze qui si riferiscano al primo libro della serie* e ci è piaciuto molto, anche se a quanto ci è stato detto adesso è molto cambiato. Rimanendo in tema collaborazioni, volevamo sapere della tua esperienza con Wesley Chu.

C: Lavorare con Wes è molto diverso, rispetto delle mie precedenti collaborazioni. Io gli dico: “Questa è la storia, eccone una parte” e lui poi scrive qualcosa di completamente diverso. E io gli dico: “No. No no no. Scrivi quello che ti ho detto di scrivere.” Agli uomini non piace dare retta alle donne. Vi posso dire che lui doveva scrivere una scena di sesso tra Magnus e Alec, ed era molto nervoso, così ha chiamato Diana Gabaldon, l’autrice di Outlander, e le ha chiesto consiglio. E poi lui mi presenta una scena che è lunga venti pagine. Sarà più corta, però.

(segue un’altra piccola conversazione in cui le ragazze confessano di aver letto la scena da venti pagine e Cassie assicura che pubblicherà online la versione senza censure)

Q: Abbiamo saputo che The Cruel Prince è stato recentemente opzionato. Congratulazioni, Holly. Secondo voi, cosa rende un adattamento buono?

H: Nel caso di Cassie gli adattamenti sono stati molti, io ne ho passato solo uno. E la cosa che ricordo da quando stavano lavorando al film de Le Cronache di Spiderwick è che sapevo che avrebbero dovuto fare dei cambiamenti, perché è necessario per trasformare un libro in un film. Ma quello che vuoi è che ne sia conservato lo spirito. Che i personaggi siano se stessi, e che siano mantenute le sensazioni che quel libro vuole comunicare. E l’adattamento, qualunque cosa sia, un film, una serie tv, una graphic novel deve essere in grado di reggersi da solo, deve essere un buon film, una buona serie tv, una buona graphic novel.

C: Sto pensando… quanti di voi hanno visto la serie tv Sherlock? Per me, per fare un buon adattamento devi amare il materiale d’origine e capirlo. E poi sicuramente dovrai fare dei cambiamenti, ma farai quelli giusti.

Q: Non parliamo di Lord of Shadows, perché in molti lo stanno aspettando. Ma c’è qualcosa che puoi dirci su The Last Hours?

C: Sarà ambientato nel 1903 a Londra e seguirà i figli di Will e Tessa. Ma anche Gabriel e Cecily, Gideon e Sophie. Vedrete anche Will e Tessa, ma è la storia di questa nuova generazione di Shadowhunters, di come vivono la loro vita, combattono demoni e si innamorano. E posso anche dire che è la storia di Cordelia Carstairs, che è la cugina di Jem. Lei è innamorata di James, che però è innamorato di qualcun’altra.

*Da qui in poi le domande vengono dal pubblico*

Q: Come avviene la nascita di un personaggio? E poi, come viene sviluppato?

H: Io penso molto alla trama, mentre i personaggi mi vengono più facilmente e quindi molto spesso io arrivo a conoscerli subito. Il problema è quando non so qualcosa di loro, perché mi sono talmente concentrata sulla trama che non ho capito cosa fare con un personaggio che non sta funzionando bene.

C: Io mi pongo delle domande sul personaggio: cosa vuole e di cosa ha bisogno, che non sempre coincidono. E poi in cosa è bravo, a cosa non rinuncerebbe mai e qual è il suo più grande difetto. E di solito parto con queste cose.

Q: Quando fate morire un personaggio, pensate ai fan o ci godete al pensiero di farli soffrire?

H: Io vorrei solo dire che, per la cronaca, ho salvato un sacco di personaggi nei libri di Cassie.

C: Vero. Ha salvato Simon e un sacco di Shadowhunters. Detto questo, quando è un personaggio molto amato che muore, sappiamo che i fan ci resteranno male, ma si spera che capiscano le ragioni per cui quel personaggio è dovuto morire. Noi dobbiamo fare la cosa migliore per la storia, e qualche volta la cosa migliore comporta tristezza, pericolo o morte, altrimenti la storia non funziona. Per esempio, conosciamo tutti Star Wars, lì se Obi-Wan Kenobi non morisse non ci sarebbe alcuna storia. Sei sicuramente triste e sai che anche i fan lo saranno, ma è parte dell’esperienza della lettura.

H: Una buona morte rende la storia più interessante.

C: Lei uccide gatti nei sui libri, molti!

H: Ne ho uccisi due.

C: Tre! No, quattro!

Q: Ci sono dei bimbi Shadowhunters in arrivo? 

C: Adesso come adesso, Emma e Julian sono troppo piccoli per avere bambini. E hanno problemi più urgenti da risolvere. Ma penso che, innanzitutto, Magnus e Alec hanno due bambini. E una delle cose belle di scrivere Shadowhunters come una saga che segue diverse generazioni è che Simon e Isabelle adesso si stanno avvicinando a un’età in cui potrebbero pensare ai figli, stessa cosa Clary e Jace. Quindi sono sicura che vedremo altri bambini, solo non di Emma e Julian al momento.

Q: Quando scrivete, come sapete che quello che avete scritto è giusto? Che non c’è più bisogno di rileggerlo e riscriverlo?

H: Penso che sia la cosa più difficile da sapere, se quello che stai decidendo per la storia è quello che porterà poi ad altre buone decisioni. E a volte ti devi far guidare da quello che ami come lettore, ti devi chiedere: “è questa la storia che mi soddisferebbe di più da lettore?” e mettere il te scrittore da parte.

C: Penso che per me, ma anche per Holly, succede spesso che senti che il libro non è finito, allora sai c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa che manca e quando invece senti che è giusto e completo, quella sensazione che qualcosa manchi non c’è più.

H: È quasi una sensazione fisica, come quando il tuo braccio è slogato. E quando capisci cosa c’è di sbagliato senti un enorme sollievo. C’è questa parte enorme in Lord of Shadows

C: …non posso parlarne!

H: Non ne stai parlando! Voglio solo dire, che Cassie continuava a dire che c’era qualcosa di sbagliato e continuava a mostrarcela, ma a noi sembrava giusta. Ma aveva ragione, qualcosa mancava, ma noi non ci saremmo mai arrivate.

Q: Nei tuoi libri ci sono sempre molti tipi diversi di amore, tra fratello e sorella, tra parabatai, tra amanti. Nella serie di The Last Hours, che dovrebbe uscire l’anno prossimoci saranno nuovi tipi di amore? Ci andrà ancora peggio?

C: Beh, voi sapete che a me non piace l’amore quando è semplice. Sia James che Lucy avranno relazioni complicate.

Q: Volevo sapere della collaborazione con Cassandra Jean, e come è arrivata a disegnare i personaggi di Shadowhunters.

C: Abbiamo lavorato a stretto contatto. Adesso stiamo lavorando insieme alla graphic novel. Ma di solito lei mi chiede consigli sul colore dei capelli e della pelle dei personaggi, sui loro vestiti, sulle cicatrici, espressioni facciali e così via, poi lei mi disegna dei bozzetti e li vediamo insieme.

Q: In Shadowhunters qual è il personaggio che ti rappresenta di più, quello in cui hai messo di più di te stessa?

C: Simon e Tessa. Tessa perché legge sempre.

Q: Che consiglio dareste a qualcuno che si sta avvicinando in questo momento alla scrittura?

C: Vedo sempre che chi ha appena cominciato a scrivere, ha in un certo senso paura di iniziare a scrivere per davvero. Si concentrano troppo sul riassunto della storia o sul colore degli occhi dei personaggi. Ma secondo me devi iniziare a scrivere, perché solo in quel momento vedi davvero i personaggi, come agiscono e solo allora potrai conoscerli sul serio e capire la storia che stanno raccontando.

H: Io di solito do tre consigli: di leggere molto, di ogni genere, di leggere di tutto. Di scrivere e rileggere molto, perché ci vorrà un po’ per trovare la tua voce e la storia che vuoi raccontare. E infine, se ti sembra di aver scritto qualcosa di buono trova qualcuno che possa darti un’opinione, trova qualcuno che vuole diventare uno scrittore. Per me, avere il supporto di un’altra persona ha fatto tutta la differenza del mondo.

Q: Qual è stato il momento più buio nel vostro processo creativo? Come vi sentite quando vedete le vostre creazioni in libreria, al cinema, in TV? E come vivete a livello personale il fatto di scrivere di mondi immaginari ma in cui si rispecchiano tanti problemi reali, come il colore della pelle, o l’amore vissuto in maniera così complicata?

H: La prima volta che ho visto un mio libro in una libreria, mi sono sentita come se qualcuno lo avesse messo lì per sbaglio e che io dovessi portarlo via immediatamente prima che qualcun altro lo vedesse. E penso che il mio momento più buio sia stato… ok, per scrivere il mio primo libro ci ho messo dieci anni: non sapevo cosa stavo facendo, non c’era una trama, i personaggi semplicemente sedevano lì e bevevano caffè, ed erano tristi. Francamente non pensavo che lo avrei mai finito e a ventisei anni mi sono presentata alla porta di un/una mio/a amico/a, piangendo e pensando che non sarei mai diventata una scrittrice.

C: Io credo che la prima volta che vedi un tuo libro in una libreria è scioccante e magico e non penso che questa sensazione vada mai via. Ogni volta che vedi il nuovo libro appena stampato è sempre qualcosa del genere: “Oh, il mio bambino! Oh mio Dio!”. Ed è sempre una sorpresa che altre persone lo abbiano letto, e conoscano i personaggi, ma è una bellissima sensazione quella di dividere il mondo che esiste nella tua testa con altre persone. Ero a Paraggi, un paio di settimane fa, in questo piccolo ristorante con al massimo cinque tavoli, cenando con mio marito e una ragazzina viene verso di me e dice: “Sei Cassandra Clare? Ho letto Shadowhunters!” e io ho fatto un verso di sorpresa. Ed è stato strano ricordare che ci sono persone in tutto il mondo che hanno familiarità con questi personaggi che io ho inventato e che per così tanto tempo hanno abitato solo nella mia testa.

Q: Quando eravate giovani, avete sempre immaginato che sareste diventate scrittrici?

C: Io ho sempre voluto essere una scrittrice, da quando ero proprio piccola. E ho scritto tanti, tanti libri quando ero molto giovane ed erano tutti terribili. E penso che la cosa più difficile del diventare una scrittrice sia convincerti di poterlo diventare, che non è impossibile, che tutti gli scrittori sono persone reali come te, che lavoro molto sodo e scrivono libri. Parlo di quel momento in cui ti dici: “io posso farlo”, che è forse il passo più difficile da fare.

H: Tutto vero. Specialmente la parte dei libri orribili.

C: Ah, sì. Holly ha scritto dei libri veramente tremendi. Ce n’era uno su un drago chiamato Ventromax, era magnifico.

H: Conserva tutto quello che hai scritto quando eri ragazzino, un giorno potrai far ridere i tuoi amici.

C: Io ho conservato i libri che ho scritto quando ero piccola per farli leggere alle persone, ai bambini che vogliono essere scrittori in modo da far capire, da dirgli: “Guarda, questo è tremendo. Nonostante quel che pensi, migliorerai. E tanto non puoi fare peggio di quello che ho fatto io.”

Q: La principessa mi ha distrutta, l’ho talmente riempito di lacrime che ho dovuto comprare un’altra copia. Volevo chiederti, avremo mai un po’ di pace?

C: Beh, un giorno la serie Shadowhunters finirà. Non posso promettere che non ci saranno cose tristi nei prossimi libri, ma dirò che nei libri su Magnus e Alec, la trilogia The Eldest Curses, nulla di tremendo accade, sono solo divertimento.

Una delle ragazze: Sempre se Wes è d’accordo.

C: Certo, Wes è incontrollabile. Quindi, chissà cosa combinerà.

Q: Io volevo sapere, nei tarocchi, su Magnus e Jace c’è il simbolo dell’infinito. Su Magnus è comprensibile, visto che è immortale, ma su Jace perché c’è il simbolo dell’infinito?

C: In verità, è perché nei tarocchi originali quei personaggi hanno il simbolo dell’infinito sopra la loro testa, quindi Cassandra Jean si è limitato a copiarlo.

Q: Io volevo chiederti, spesso i personaggi per gli scrittori sono come figli. Tu Cassandra, che li hai condivisi, è stato difficile? E qual è che quello proteggi di più? Che senti più come tuo figlio?

C: Credo che sia vero, che quando scrivi i personaggi li senti un po’ come figli, perché effettivamente sono qualcosa che hai creato. Ma non penso che ciò si estenda al punto tale da pensare che nessuno dovrebbe mai scrivere di loro, perché, per esempio, a me piace molto scrivere di questi personaggi con i miei amici, come in Le Cronache di Magnus Bane, o Le Cronache dell’Accademia o adesso con Wes. E non ci sono davvero personaggi che non condivideresti mai, perché, se ci pensi, i personaggi appartengono anche un po’ ai fan. Ma su alcuni effettivamente sono un po’ più attenta, come Magnus. Quando qualcun altro scrive di lui faccio sempre particolare attenzione che sia corrispondente con il modo in cui io immagino Magnus.

H: Io darei tranquillamente il mio vero figlio a Cassie e Sarah per una settimana, tanto per dire… quindi, se i personaggi sono come figli…

C: Un’intera settimana?

H: Sì, certo! Quando vuoi!

E così abbiamo concluso il botta e risposta, e una fila per volta siamo saliti sul palco per il firmacopie. Holly e Cassie sono state carinissime, ringraziando di cuore per i complimenti, chiedendo quale libro ti era piaciuto di più se eri imbarazzato o non sapevi cosa dire, sempre pronte a una parola gentile e a un sorriso caloroso. Insomma, è stato un incontro con due donne e scrittrici non solo brave e di successo, ma anche divertenti e piene di apprezzamento per i lettori.

Ottenute, infine, le mie firme, sono uscita fuori dal teatro dove mi è sembrato di intravedere Dante che si faceva scortare da Virgilio.

E se vi state chiedendo quante altre battute sull’Inferno posso infilare in questo articolo, sappiate che non ho ancora finito.

Dopo un ultimo giro per Firenze e un saluto al Ponte Vecchio, sempre pieno di fascino, mi sono diretta in stazione. Dove ho scoperto che il mio treno era in forte ritardo, perché, dai, non puoi essere all’Inferno senza alcuna punizione. Ho quindi applaudito Firenze per la sua dedizione alla parte e infine, dopo un bel po’ sono ripartita.

Adesso ho finito.

Ok, scherzi a parte, è stata una bellissima esperienza, incontrare una scrittrice che ho scoperto da poco, ma che mi è davvero piaciuta, e incontrare Cassandra, i cui libri mi hanno accompagnato fin dalle medie e che hanno contribuito non poco al mio amore per la lettura. Un grazie speciale a Mondadori per avermi invitata a partecipare!

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